di Mara Turani

“Sono due le categorie di migranti che giungono in Italia e in Europa: quelli economici che cercano opportunità di lavoro all’estero e i richiedenti asilo, oppressi da guerre, persecuzioni religiose o discriminazioni etniche. In entrambi i casi, il carattere comune è dato dalla presenza di problematiche demografiche, sociali, economiche. L’Europa si è trovata impreparata alla gestione di tutto ciò.” Questo avevamo scritto nel nostro programma nel 2016 e aggiungo che l’Italia sta pagando conseguenze sempre più pesanti, GRAZIE AD UNA CLASSE POLITICA NAZIONALE CHE NON HA SAPUTO E CONTINUA A NON SAPERE O NON VOLERE (a voi la scelta) affrontare il problema, lasciando il territorio, Comuni in primis, ad affrontare le conseguenze e lasciando che la guerra tra i poveri scateni la sua ferocia.

A Pordenone la situazione sta degenerando: l’iter di identificazioni e visite alla Monti si è bloccato, causa passaggio consegne tra la CRI e la nuova cooperativa “colosso” che la sostituirà e la situazione idilliaca di pochi mesi orsono pare essere cambiata, rendendo di fatto vana la nostra visita all’Hub, così ben organizzata prima di Natale. In poco più di un mese gli arrivi in città sono aumentati vertiginosamente (triplicati) nonostante le politiche adottate dalla nostra amministrazione, vedi sequestro coperte e wi-fi bloccato, nessuna struttura dormitorio ecc.., dimostrando nei fatti che le “armi” utilizzate per dissuadere, per contrastare il flusso non sono bastate e non basteranno. Il popolo del Bronx trova riparo tra il cemento e la plastica, con o senza marce sensibilizzatorie/propagandistiche.

Ho provato a spostare la visione del problema ed ho fatto un collegamento mentale molto semplice che ha partorito una altrettanto semplice domanda: c’è un qualsivoglia collegamento tra l’arrivo della Senis Hospes a Pordenone e il flusso improvviso e massiccio di migranti? Può l’emergenza di extra-arrivi portare a prendere decisioni drastiche che implichino, per esempio, un possibile futuro allargamento dell’Hub? I dati dicono che a Trieste “ il mondo delle associazioni e delle onlus locali sono in agitazione… l’assetto potrebbe cambiare radicalmente” (IL PICCOLO 20 novembre 2016) e “ ad agosto di quest’anno la Prefettura ha fatto si che venisse aperto un secondo centro di accoglienza per un totale di oltre 130 migranti.” (Gazzetta della Val D’Agri – Basilicata , appello sindaco di Chiaromonte, Valentina Viola-18 dicembre 2016).

Preferirei sbagliare e credere che “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca” sia solo un detto… Qui resta il fatto che abbiamo un’emergenza reale destinata a divenire la realtà quotidiana, confermata dai dati: prima apriamo gli occhi, meglio sarà per tutti a cominciare dalle responsabilità condivisibili di tutti i Comuni coinvolti, gli stessi che trovarono immediata condivisione nel vendere le quote ATAP. Lì, fu facile riunirsi intorno ad un tavolo!