PORDENONE LEGGE, PORDENONE PENSA E …PORDENONE VENDE!

PORDENONE LEGGE, PORDENONE PENSA E …PORDENONE VENDE!

  • Post published:19 Gennaio 2017

di Movimento 5 Stelle e Sandro Varnier

Dopo Pordenone Legge e dopo Pordenone Pensa , non c’è 2 senza 3, solo noi, abbiamo anche la terza manifestazione cultural-economica del capoluogo : Pordenone Vende.
Qui sotto si riporta infatti  l’inizio di un comunicato stampa ufficiale del comune di Pordenone :
“Con 35 voti favorevoli, 1 contrario e 5 astenuti, il Consiglio Comunale di Pordenone , il giorno 4 aprile 2016, ha approvato la modifica allo Statuto di ATAP spa per adeguarlo ai nuovi indirizzi amministrativi ed industriali. Viene soppressa la quota minima di partecipazione degli enti pubblici della provincia al capitale sociale di ATAP spa ( 51%) ….etc etc”

 

Rileviamo quanto segue :

1.  Innanzitutto quando si modifica uno statuto di una spa partecipata mista che vale circa 90 milioni di euro bisogna doverosamente  riportare le leggi in base alle quali si è modificato un documento fondamentale di tale società pubblica. Sarebbe più professionale non addurre motivi generici quali i “nuovi indirizzi “ ma citare la lista delle leggi, articoli e commi che giustifichino tale importante cambiamento di statuto. Per la cronaca, tali indirizzi sembra derivino dalla legge di stabilità del 2015, ma è doveroso aspettarsi la lista scritta come già indicato sopra.

2. Se viene soppressa la quota minima di partecipazione del 51% dell’ente pubblico, così come da modifica dello statuto in questione, significa che i privati potranno acquisire la maggioranza assoluta  di ATAP spa? I privati quindi potranno governare una partecipata che gestirà un servizio a rilevanza economica come il TPL Trasporto pubblico locale?

3. Quesito n° 1 del referendum 2011 : il 95% dei votanti decise di abrogare la legge che permetteva la privatizzazione dei Servizi Pubblici  a Rilevanza Economica. Escludiamo quindi la possibilità che i privati possano acquisire ancora quote , oltre alle quote già esistenti che già di per sé  indicano l’intenzione di calpestare il volere referendario, fino a raggiungere la maggioranza assoluta di ATAP spa. Ovviamente ne chiediamo conferma, ma dato che la vendita di quote avverrà tramite asta pubblica con bando europeo, immaginiamo che potrà partecipare chiunque.

4. La recente aggiudicazione da parte della azienda consortile TPL fvg scarl, di cui fa parte ATAP, dell’appalto per il servizio unico regionale dei trasporti pubblici per 10 anni e 2 miliardi di euro, ha reso più appetibile le quote in vendita. La quota del valore di ATAP spa  in capo al Comune di Pordenone ammonta a circa 27 milioni di euro. Un tesoro che il Comune spera di incassare cedendo le quote perché «in base alla normativa, dopo la gara è evidente che dovremo uscire da Atap» ha spiegato in commissione il segretario comunale Primo Perosa  ancora nel lontano marzo 2015. Indicare la normativa è un dovere di chi governa !!!! Inoltre , come verranno utilizzati questi soldi in seguito alla vendita  ? Il piano per il loro utilizzo deve essere comunicato  entro breve dall’attuale amministrazione comunale per una opportuna verifica e discussione.

5. Si parla e si legifera tanto sulla razionalizzazione delle partecipate, ma che convenienza hanno i comuni soci nel vendere le quote di una partecipata come ATAP che sta bene economicamente e produce utili ?

6. Perché destra, sinistra e centro stanno già elaborando piani per spendere i soldi ricavati dalla vendita senza preoccuparsi nè della perdita di una società in buono stato né quale sarà il soggetto che acquisterà le quote, e ne avrà la maggioranza ?

7. Ed infine, una volta impedita la svendita delle quote ATAP, cosa farne di quegli utili annuali ?  Il Movimento 5 Stelle di Pordenone ne ha già pianificato l’utilizzo. Un uso lungimirante e assennato, da buon padre di famiglia, una quota servirà per investimenti nella mobilità sostenibile, una quota per rendere gratuito il TPL per le fasce più deboli, una quota da destinare, sommata alle quote degli utili di altre partecipate pubbliche ( che non vogliamo vendere né svendere ) , al reddito di cittadinanza.