L’affettività rende il cervello più resiliente

L’affettività rende il cervello più resiliente

  • Post published:24 Marzo 2020

Di Danilo Toneguzzi

In questi giorni, tutti stiamo facendo i conti con una situazione anomala e fuori dal comune: si è rotto quel filo di continuità che fa scorrere solitamente la vita come normale, più o meno sempre la stessa, a volte quasi noiosa…

Qualcosa di anomalo è successo (e sta ancora succedendo), non è del tutto chiaro e l’orizzonte temporale è sfuocato; in più, il tutto ha i caratteri della minaccia.

In situazioni come questa, il cervello entra in allarme.

Situazioni come quella che stiamo vivendo sono definite come “incidenti critici”, ovvero eventi che colpiscono, in questo caso, una collettività, che sono destabilizzanti e possono arrivare per qualcuno ad essere francamente traumatizzanti.

Il cervello entra in allarme e tutta la fisiologia tende alla difesa e alla protezione. E quando il pericolo è definito, il cervello può orientarsi, quando non lo è, la paura diventa angoscia.

Per questo, nel frattempo che “il pericolo sia passato” diventa fondamentale trovare dei modi per fronteggiare lo stato di allarme.

Molte cose sono utili a questo scopo: sostanzialmente, diventa utile tutto ciò che ci aggancia nuovamente al “senso di normalità”. In questi giorni, quindi, è importante occuparci dell’emergenza ma, al tempo stesso, sarebbe fondamentale mantenere vive tutte quelle attività che ci danno un senso di normalità. Il senso di normalità, infatti, è ciò che maggiormente calma il cervello e ripristina il senso di sicurezza.

E uno dei più potenti attivatori del senso di sicurezza sono le relazioni affettive.

Non è un caso che nei momenti critici e difficili scatti l’istinto di parlare con qualcuno, di cercare qualcuno che è amico, insomma, di cercare contatto e vicinanza. E questo proprio perché la nostra natura mammifera vede nelle relazioni significative una delle fonti più potenti di sicurezza. L’affettività è uno dei fattori più importanti di resilienza. Prenderci cura, quindi, delle nostre relazioni, ma così come coltivare la relazione con noi stessi: ad esempio con forme di meditazione o dedicando del tempo a qualcosa di gratificante.

Tutti questi sono elementi che calmano il nostro sistema neurovegetativo e riportano in un registro ottimale di funzionamento, e, nelle situazioni critiche come quella di questi giorni, sono certamente elementi che possono fare la differenza.