di Mara Turani

Anche nella gestione del verde cittadino la bagarre politica tra destra e sinistra non ci ha risparmiati, perché concettualmente un albero non è semplicemente un albero, ma un “oggetto” che deve essere tagliato se pericolante, se malato o se ingombrante; la questione è politica, ovvero un albero dovrà essere tagliato o salvato a seconda se le perizie sono fatte dalla sinistra o dalla destra e a seconda dell’importanza che ad esso viene attribuita. C’è da considerare un livello puramente tecnico o un livello tecnico-etico? Si considera la semplice praticità di un’azione e il suo costo?

Strumentalizzando si perde, quasi sempre, il senso più ampio della questione, che considera anche altri aspetti: ci si chiede, ad esempio, se la cosiddetta RIQUALIFICAZIONE URBANA DEBBA NECESSARIAMENTE PASSARE ATTRAVERSO L’ ELIMINAZIONE del vecchio, che include (spesso ed in prima battuta) gli alberi, necessari al territorio per aspetti idrogeologici ed ambientali. E su questo punto le visioni discordano quasi sempre.

Superare la mera funzione estetica e di decoro urbano ed introdurre una funzione eco sistemica, di controllo delle acque superficiali, di conservazione della biodiversità, di regolazione del microclima, di mitigazione del calore, darebbe quell’unicità agli alberi datati, necessaria alla loro salvaguardia.
Includere il concetto di “arricchimento del capitale sociale” a nostra disposizione porterebbe la risposta già con sé per qualsiasi amministrazione. Ma ci vuole volontà politica, sempre lei! Oltretutto, tutti questi aspetti potrebbero essere riassunti in un unico concetto materno di PROTEZIONE PER LA CITTA’, come Madre Natura ci insegna e che l’uomo volutamente dimentica.

Il M5S in regione, con la proposta di legge N. 226, a prima firma Dal Zovo, ha già affrontato la questione e provato a dare soluzioni non più rimandabili sul concetto di aree verdi e di progettazione. La città resiliente inizia da qui, da un buon progetto VERDE, che non significa solo qualche aiuola in più, qualche albero qua e là, qualche arbusto decorativo. Se le fognature, o la fibra ottica potessero passare nel centro di una strada, per esempio, se la pista ciclabile venisse concepita in un modo diverso rispetto al solito, se l’obiettivo principale fosse il BENESSERE VERO e LA SICUREZZA del cittadino, lo studio di soluzioni ALTERNATIVE per qualsiasi quartiere in città avrebbe un sapore nuovo, che implica innovazione e stupore, entrambi difficili da raggiungere senza la VOLONTA’ DI INVESTIMENTO.
In quel caso, parlare di città resiliente significherebbe dare un senso alle parole e vedere rivoluzionate nell’anima le nostre città. Una rivoluzione lontana per Pordenone.