Ospedale Civile di Pordenone

 

A proposito del nuovo ospedale di Pordenone e a dispetto dell’idea di massima del centrosinistra regionale, sorretto dall’abbraccio col presidente (di centrodestra) della provincia Alessandro Ciriani, il vicepresidente regionale Sergio Bolzonello sta sferrando da settimane un attacco massiccio al fronte favorevole al recupero e ampliamento dell’attuale sito di via Montereale, colpendo con i suoi strali anche l’orientamento, più volte palesato, della stessa presidente Serracchiani, la quale aveva promesso senza indugio una decisione definitiva entro il 31 luglio, mettendo così la parola fine a ogni tipo di speculazione politica e mettendo anche mano al buon senso, visto che pareva decisamente propendere per la ristrutturazione e l’ampliamento della vecchia struttura.

Il Movimento 5 Stelle di Pordenone non può più assistere attonito a questo campionato mondiale di megafonia. Noi troviamo semplicemente assurdo e irrispettoso ingaggiare battaglie a suon di raccolta firme che non siano volte a dar voce alla popolazione. Migliaia di relazioni, commenti, riunioni, presentazioni e manifesti, pro o contro Via Montereale, pro o contro Comina, non sono ancora serviti a fare in modo che qualcuno mettesse in chiaro, una volta per tutte, quale sia il progetto futuro per la sanità regionale, e men che meno (ma non pretendevamo tanto) che sia passata per la testa di qualcuno l’idea di organizzare un concorso pubblico di idee nei riguardi di ciascun ambito progettuale, come dovrebbe normalmente avvenire. Da che cosa dobbiamo partire se non da questo, se non dal coinvolgimento della nostra gente e dall’ottimizzazione delle risorse disponibili sul territorio?

E invece, nonostante una babele di riunioni, la vecchia politica di destra e di sinistra ha saputo solo portare strampalate ipotesi progettuali, da quella del presidente della provincia di una mega costruzione che prevede edifici lunghi fino a 200 metri e degni del peggiore brutalismo sovietico, a quella dell’ex-Sindaco che, pur di poter costruire in aperta campagna, propone un clamoroso ridimensionamento del nuovo Ospedale con notevole riduzione dei posti letto.

La nostra provincia presenta diverse strutture ospedaliere che, secondo la nostra opinione, meritano di essere valorizzate per mantenere una sufficiente capillarità sanitaria sul territorio. Dobbiamo anche tenere conto del fatto che l’eventuale ospedale in Comina, in ogni caso, non sarà pronto prima del 2020, poiché l’ultimo progetto proposto dalla giunta regionale uscente, quella di Renzo Tondo, prevede un tempo di realizzazione di almeno sette anni.

Ecco perché, noi del M5S, troviamo decisamente più saggio procedere per interventi mirati, graduali, in tempi più certi e con costi più contenuti, che non prevedano cementificazioni di ulteriori aree agricole e permettano lo sviluppo dell’ospedale in Via Montereale dove (basta farci un giro attorno) non mancano certo gli spazi per realizzare altri padiglioni, soprattutto a nord, come la sede della Protezione Civile (che potrebbe trovare facile alloggio presso una delle tante caserme dismesse), o la stessa caserma Mittica, che sembra messa lì apposta per essere utilizzata in tal senso e che, così facendo, risolverebbe il problema dei suoi futuri costi di smantellamento e bonifica, oltre a sistemare la viabilità circostante e soprattutto Via dell’Aviere, che è un obbrobrio di muri rotti e pericolanti, frutto di un dialogo che la vecchia politica regionale non ha mai concretamente intavolato con il Ministero della Difesa.

A proposito di costi. Del famigerato project financing non parla più quasi nessuno nel centrosinistra, mentre rimane ben sponsorizzato dal centrodestra del presidente Ciriani. Secondo il nostro modo di vedere è un obbrobrio finanziario e persino etico, se applicato in ambito sanitario. Detto questo, vogliamo però ricordare che, in un periodo di profonda crisi economica come quello attuale, accollarci una spesa di 274 milioni (progetto Giunta Tondo) o poco meno (progetto “spezzatino” della Giunta Serracchiani-Bolzonello), è una scelta che graverà per decenni sul futuro della nostra sanità, poiché sottrarrà inevitabilmente risorse al resto dei servizi sanitari. Non dimentichiamo che il ritorno d’investimento, per i fortunati partecipanti al ballo del project financing, si aggirerà attorno al 9% annuo per trent’anni; tutti soldi (circa 11 milioni all’anno di interessi passivi) che dovranno sborsare le casse pubbliche.

Ma veniamo al tema a noi più caro: chi se li fila i cittadini? Perché non vengono coinvolti su un tema così importante? Sul tavolo del Sindaco di Pordenone, il bolzonelliano Claudio Pedrotti, sono ancore ferme le oltre 1.500 firme raccolte nel capoluogo dal Comitato Salute Pubblica Bene Comune e finalizzate alla richiesta di un referendum consultivo. Si fa o non si fa questo benedetto referendum? e quando? Nulla è dato sapere, e sarebbe un preciso compito dell’amministrazione comunale definire i passaggi, anche dal punto di vista temporale, per giungere alla consultazione referendaria.

Basterebbe un minimo di sincerità per ammettere che non c’è alcuna volontà di dar voce alla popolazione, al punto che, così facendo (come denunciano anche le categorie produttive), la situazione è completamente ferma da almeno una decina d’anni, e di questo la vecchia politica di destra e di sinistra, incapace di prendere le decisioni per cui è stata eletta, deve rendere subito conto ai cittadini.

E’ troppa la voglia di costruire nell’area della Comina, aggrappandosi a modelli ormai superati e basati sulla connivenza col sistema credi-cementizio dalla dubbia sostenibilità e dall’indubbia torbidezza. E’ poca, invece, la voglia di guardare al futuro comune, alle necessità manifestate dalla gente e a un mondo che cambia nonostante tutto, nonostante loro.

 

Movimento 5 Stelle di Pordenone