di Mara Turani

Una canonica del 600 lascia il posto ad una decina di appartamenti privati. La Parrocchia di San Giorgio cede la ex canonica e l’ex oratorio ai privati e l’attuale proprietario Giovanni Polesello ne fa quel che ritiene opportuno, ossia una decina di unità abitative. Ma c’è di più. Una convenzione tra Comune e privato, prevede un accesso al nuovo stabile con percorso pedonale da realizzarsi parzialmente su suolo pubblico, ossia la piazza, che verrà pavimentata con fondi Pisus e che prevede anche aiuole di abbellimento… come dire che il Comune, casualmente, aiuta con un’opera pubblica a completare il lavoro. Nulla di illecito, ovvio. Significa abbellire, rinnovare. Il PR lo prevede. Significa dare altri 10 appartamenti nuovi di pacca a Pordenone che ne ha tanto bisogno! Però peccato! Addio fascino e ricordi. Credo che il patrimonio delle città cominci anche dal rispetto e dalla salvaguardia di quello che la storia ci lascia e, personalmente, salverei anche una semplice cascina del 600, perché portatrice sana di passato, ma soprattutto perché abbattere è spesso sinonimo di cementificazione, consumo di altro suolo. Pordenone sembra avere contraddizioni irrisolte intrinseche: chiudono le librerie, ma Pordenonelegge; si lavora per la Capitale della Cultura, ma si abbattono edifici del passato nel nome del progresso; si cerca di tutelare il territorio, ma ci si lascia scappare la Camera di Commercio; si parla di rinascita del commercio in città e si danno autorizzazioni a costruire nuovi centri commerciali. Se fossi titolista, scriverei: NELLA CITTA’ DELLA CULTURA, IL PRIVATO INGOIA PEZZI DI STORIA INUTILI… Se fossi alla guida della città, andrei nella direzione opposta, ve lo confesso; s’io fossi…