di
Mara Turani – Consigliere Comunale M5S
Bruno Lorenzini – Attivista Sostenitore M5S – Meetup Pordenone 5 Stelle “Amici di Beppe Grillo”

Sullo scivoloso tema dell’immigrazione, lo sport del momento è quello di alzare il ditino contro la parte avversa assegnando patenti: razzista, fascista, buonista.
Dopodiché si passa alla fase due: è colpa della Croce Rossa, è colpa della regione, è colpa del governo, è colpa degli Stai Uniti, è colpa dell’imperialismo e del consumismo, in un crescendo di “è colpa di…” dove l’importante è trovare qualcun’altro che sia colpevole.
Si gioca sul lessico: per alcuni sono “richiedenti asilo” per altri sono “clandestini”; nella narrazione degli esponenti dei partiti si punta alla semplificazione e agli slogan propagandistici in uno scontro destra vs sinistra finalizzato al mero consenso elettorale.
Guardando il nostro ambito comunale siamo passati da un’amministrazione di sinistra sostanzialmente inerme ad un’amministrazione di destra iperattiva, con provvedimenti quali lo spegnimento del wifi o il sequestro di zainetti e coperte, si è passati dal tentare di nascondere il problema all’instillare una sempre maggiore paura dell’altro, colpevole di ogni genere di nefandezza.
Intanto però che si praticano questi “sport”, le persone che entrano nel nostro Paese, come quelle che ci sono in città, aumentano ed il problema si ingigantisce giorno dopo giorno: gli ultimi fatti denunciati dal M5S hanno messo in luce alcuni aspetti gravi del problema (Frontex-ONG).
Perché il problema esiste ed è gigantesco: i dati di UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ci dicono che nel 2016 gli sfollati, a livello globale, sono stati 65,6 milioni come risultato di persecuzioni, conflitti, violenze o violazioni dei diritti umani; ogni minuto che passa, 20 persone sono costrette a lasciare le proprie abitazioni.
Pensare che in tutto questo non ci sia disagio e problemi reali sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia.
Pensare di salvare il mondo da soli o di risolvere il problema spostandolo da un’altra parte è follia.
L’immigrazione può essere affrontata solo uniti, ciascuno per la sua parte, ciascuno nei propri ambiti di competenza, senza mettere in atto quei comportamenti ideologici e demagogici prima citati.
Il Movimento 5 Stelle propone proprio questo.
A livello locale proponiamo l’accoglienza diffusa tra tutti i comuni del territorio, tutti devono fare la loro parte, sedendosi attorno ad un tavolo; è nel nostro programma elezioni amministrative 2016. Pensare di fare altri hub nei quali concentrare le persone è, dal punto di vista anche della sicurezza, un gravissimo errore: mettere assieme africani ed asiatici, pakistani e sudanesi, in un coacervo di lingue, religioni, usi e costumi non può che diventare una miscela ad alto rischio di esplosione; si punti inoltre a potenziare ed efficentare la commissione regionale per l’identificazione.
E’ notizia di questi giorni di un accordo tra i sindaci dei quattro comuni capoluogo da consegnare al ministro Minniti, durante la visita dello stesso ministro a Trieste, che chiede di aprire ulteriori caserme e mettere commissioni in ogni capoluogo.
Esattamente tutto nella direzione opposta.
Si è persa l’occasione per riunire tutti i sindaci dei comuni della regione che potevano anche creare un movimento d’opinione nei confronti del governo nazionale; si propongono altre “caserme di concentramento” di persone invece di operare nella direzione dell’ accoglienza diffusa, con l’aggravante di aumentare il numero di commissioni sul territorio anziché sfoltire le pratiche con l’assunzione di personale addetto. Un carico maggiore di burocrazia, per intenderci.

Vorremmo ricordare inoltre che la clausola di salvaguardia, prevista per i Comuni che aderiscono allo SPRAR, consiste nell’impegno del ministero a non inviare altri richiedenti nel comune. Clausola non da poco che, se rispettata, favorisce l’equilibrio. Si rispetti e si attui la legge.

Occorre cambiare la rotta, occorre unità degli intenti, occorre andare oltre i vecchi concetti di destra e sinistra, occorre affrontare i problemi inquadrandoli nel loro contesto reale e non secondo logiche ideologiche, occorre evitare il facile “è colpa di…” e lavorare assieme per dare risposte concrete.
Ci stiamo impegnando a migliorare il futuro. Serve solo la volontà di capirlo, da parte di tutti.