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Città Etica

★★★★★ UNA CITTÀ ETICA

Noi crediamo che il senso di civiltà umana, il rispetto per l’altro e una visione ecologica della vita debbano costituire i valori fondamentali alla base di un nuovo paradigma sociale, economico, culturale e politico.

“Il Diritto di avere Diritti, tutti i cittadini consiglieri”.

Progettiamo una città nella quale l’etica, il buon senso e la sostenibilità lungimirante siano guide imprescindibili per le scelte sociali e valori fondamentali sempre più consolidati nella mentalità di una società.
“Nessuno deve rimanere indietro”: il disagio va intercettato quando emette ancora i propri segnali deboli, la prevenzione è fondamentale, com’è fondamentale il rispetto del diritto da parte dei cittadini e di chiunque venga accolto nella nostra città.

Così come “Uno vale uno”, secondo i principi fondamentali del nostro movimento: non esistono cittadini di serie A e di serie B, ma un’unica comunità regolata nel rispetto del valore di ognuno.

Onestà, Trasparenza e Accessibilità amministrativa

Nella nostra città si è abusato da tempo della parola “partecipazione”, tanto da svuotarne il significato. Vogliamo riportare al centro dell’amministrazione i cittadini con misure concrete quali:

  • Adesione alla Carta di Pisa, codice etico-comportamentale destinato agli amministratori pubblici contenente specifiche regole di condotta finalizzate a rafforzare la trasparenza e la legalità all’interno delle istituzioni pubbliche. Questo codice individua precisi comportamenti da seguire, prevedendo anche delle sanzioni;
  • Vogliamo fortemente una politica anticorruzione proveniente dal basso, l’opportunità per gli amministratori locali onesti di rafforzare la barriera contro le forme di illegalità. http://archiviostorico.avvisopubblico.it/news/allegati/CARTA-DI-PISA_Testo.pdf;
  • Promuovere il dialogo tra amministrazione e cittadini: adottare i regolamenti attuativi per indire referendum abrogativi, presentare proposte che il consiglio è obbligato a esaminare;
  • Tutti gli Eventi in streaming. Voto online da parte dei cittadini;
  • Resoconto semestrale delle attività della giunta: ogni 6 mesi la Giunta incontra i

    cittadini in assemblea pubblica per illustrare lo stato di avanzamento del programma;

  • Controllo delle presenze e del gettone ai consiglieri;
  • Nomine di Rappresentanti in enti pubblici e partecipate: emendamenti al regolamento consentiranno che la designazione dei rappresentanti del comune presso enti aziende e istituzioni avvenga attraverso una selezione pubblica aperta ai cittadini; (Mozione già approvata dal Movimento in Lombardia);
  • Direttiva nomina di rappresentanti comunali nelle partecipate: approvazione dei tre emendamenti su riduzione ad un incarico del cumulo delle cariche nelle partecipate ad un massimo di 10 anni consecutivi ecc. (Mozione già approvata dal movimento in Trentino);
  • Occorre ripartire da un bilancio partecipato poiché sappiamo quanto l’incapacità di incidere sulla realtà sia quella che ha allontanato i comuni cittadini dalla vita politica. Destinare una parte importante del bilancio a scelte partecipate è quindi un passo fondamentale per la credibilità di un’amministrazione, la quale deve necessariamente fare un passo indietro per consentire alla cittadinanza attiva di poterne fare due in avanti. Gli attori di questo processo saranno tutti i soggetti legati al territorio: dal singolo alle associazioni di categoria, alle realtà del terzo settore, oltre a tutte quelle forme di libere associazioni, come i comitati di cittadini. Per questo il bilancio e lo stato patrimoniale del Comune devono diventare comprensibili a tutti i cittadini e quindi devono essere fortemente semplificati ed accessibili. (bilanciocivico.it);
  • Vogliamo togliere le multe dal Bilancio poiché spesso questi introiti non vengono reinvestiti in sicurezza ma costituiscono un lauta entrata conseguente ad un utilizzo “distorto” per far cassa, aumentare velocemente le entrate per far quadrare i bilanci.

    “La Politica al servizio dell’etica”.

    Giustizia sociale: “Il Valore dell’Essere Umano”

    È necessario prendersi a cuore il problema di giustizia sociale che non significa altro che democrazia. A ricordarcelo è la Costituzione e in particolare il suo terzo articolo, dove si esorta a rimuovere tutti gli ostacoli di varia natura – economica, sociale, culturale – che impediscono un’effettiva uguaglianza dei cittadini. Senza uguaglianza, senza lo sforzo costante per affermarla, non c’è democrazia. É da qui che si deve ripartire, perché una politica che non vada in questa direzione semplicemente smette di essere politica: diventa potere.

    Prevediamo azioni per :

  • Sostenere le fasce deboli, indigenti e gli anziani in difficoltà;
  • Contrastare ogni forma di violenza (domestica, di genere, mobbing e discriminazione)

    attraverso progetti mirati di sensibilizzazione e attraverso il coordinamento delle varie

    istituzioni;

  • Valorizzare e sostenere il Volontariato;
  • Sostenere i programmi di riabilitazione e re-inserimento sociale;

• Promuovere in ogni forma l’integrazione culturale e sociale attraverso iniziative di dialogo interculturale e interreligioso; gemellaggi culturali; rete europea; ecc.

“Tutti i rifugiati sono migranti, ma non tutti i migranti sono rifugiati”.

Immigrazione

Siamo nel pieno di un fenomeno sociale nuovo e di enorme portata. Caduti i muri della vecchia Europa, dopo l’integrazione delle economie nazionali attraverso la creazione del mercato unico interno è ora in atto la fase dell’integrazione socio-culturale ed economica dei suoi popoli e di quelli vicini. L’immigrazione su vasta scala è dunque un destino inevitabile per un sistema di libero mercato come quello europeo, che tende alla creazione di benessere economico, libertà e sicurezza. In questo processo anche i più svantaggiati vogliono farne parte e si muovono alla ricerca delle migliori prospettive di vita.

Sono due le categorie di migranti che giungono in Italia e in Europa: quelli economici, che lasciano volontariamente il proprio Paese per cercare opportunità di lavoro all’estero, e i richiedenti asilo, che scappano dal proprio Paese in cerca di riparo e sicurezza, oppressi da guerra, discriminazioni etniche o persecuzioni religiose. In entrambi i casi il carattere comune è dato dalla presenza di problematiche demografiche, sociali, economiche. Fuori da ogni dubbio è che l’Europa si è trovata impreparata alla gestione di tutto ciò.

Per quanto concerne i migranti economici regolari, i dati ufficiali di Eurostat, Istat ed Aire, estratti dall’ultimo “Dossier Statistico Immigrazione 2015” pubblicato da IDOS, Confronti e UNAR, affermano che i residenti stranieri in Italia sono 5.014.000, mentre gli Italiani residenti all’estero sono 4.637.000. Dato fondamentale è che il 2014 è stato l’anno in cui gli italiani residenti all’estero sono aumentati più degli stranieri residenti in Italia. In Friuli Venezia-Giulia, in particolare, i residenti stranieri sono 107.559 (8,8% della popolazione) con un aumento di 4.434 unità nel 2014, a fronte però di 176.170 residenti italiani all’estero, con un aumento corrispondente di 6.869 unità. Tradotto: anche in Friuli Venezia Giulia sono di più i connazionali che emigrano rispetto agli stranieri che vi giungono a lavorare. Nello specifico, in tutta la provincia di Pordenone sono 33.817 gli stranieri residenti (10,8% del totale), in sensibile calo negli ultimi due anni (-3,7%).

Che cosa significa in breve tutto ciò? Significa che l’immigrazione regolare finalizzata al lavoro apporta benefici demografici (aumento della popolazione), benefici lavorativi (aumento degli occupati), benefici pensionistici (più persone che pagano i contributi INPS). Proprio in ordine a quest’ultimo aspetto rileva che, a livello nazionale, nel bilancio fra costi e benefici, il totale delle entrate fiscali e previdenziali ricollegabili ai lavoratori immigrati è di 16,6 miliardi di Euro, contro il totale delle uscite sostenute per gli stessi pari a 13,5 miliardi di Euro, con un saldo positivo di 3,1 miliardi di Euro che vanno a beneficio di tutti i cittadini. In definitiva, senza gli immigrati regolari che lavorano il nostro territorio si impoverirebbe, visto anche che il loro contributo alla formazione del PIL nazionale è di 123 miliardi di €, pari all’8,8% del totale.

Pur in difetto di una competenza specifica in tema di politiche immigratorie, come Amministrazione a 5 Stelle sapremo comunque favorire e incentivare progetti locali volti a perseguire:

  • Processi pedagogico-educativi di integrazione culturale fra minori appartenenti a confessioni religiose diverse nelle scuole;
  • -Sviluppo della coesione sociale, integrata e multiculturale, attraverso iniziative ed eventi culturali che sensibilizzino e coinvolgano cittadini e residenti stranieri e tesi alla conoscenza e accettazione reciproca;
  • Potenziamento dell’Osservatorio Comunale sui problemi dell’immigrazione, approvato e istituito con la Deliberazione n° 66 del 14 luglio 2005, e sua messa in rete con l’associazionismo pordenonese operante nel campo dell’immigrazione;
  • Creazione di forme di collegamento e di consultazione fra Comune, imprese, sindacati e categorie professionali per l’integrazione economica subalterna e la tutela delle condizioni di sicurezza sul lavoro.

    “La gestione dell’emergenza profughi non può prescindere dal riconoscimento dei diritti dei cittadini italiani”.

    Richiedenti asilo

    C’è un mondo che grida aiuto, fatto di persone come noi, che ogni giorno bussa alle nostre porte. Le crisi siriana, libica, afgana, irachena e, più in generale, il dissesto di alcuni Paesi mediterranei ci obbligano a discutere e prendere tempestivi provvedimenti in tema di accoglienza e di solidarietà internazionale. Pordenone si è sempre dimostrata essere una comunità solidale e ospitale verso chiunque si trovasse in una situazione di emergenza e di pericolo per sé e la propria famiglia, ha sempre teso la mano e apprestato il giusto impegno affinché emergenze di questo tipo non degenerassero in drammi sociali dai risvolti incontrollabili. Tutti noi non possiamo esimerci dal continuare ad essere civili e responsabili.

    Il flusso dei richiedenti asilo che giungono a Pordenone tramite la “rotta balcanica” non sta trovando fine e, dati ufficiali alla mano raccolti tramite la Prefettura, non sarà destinato ad esaurirsi in tempi brevi. Semmai accadrà il contrario, visti i recenti fatti di escalation di conflitti nel Vicino e Medio Oriente.

    Nei mesi autunnali del 2015 tutti abbiamo assistito indignati all’inattività dell’Amministrazione uscente che, sul presupposto della mancanza di una competenza specifica del Comune ad intervenire nella gestione del problema dei richiedenti asilo, benché formalmente legittimo, aveva dimostrato il proprio totale disinteresse morale e politico verso qualsiasi altra forma positiva di intervento nell’accoglienza delle persone. Costoro, infatti, erano state relegate per settimane al freddo delle tende allestite presso il parco S. Valentino, prima che venissero trasferite in luoghi adeguati. Tutto ciò senza che ci fosse un piano coordinato di intervento fra le Istituzioni, con continui rimpalli di responsabilità fra i soggetti deputati a intervenire e macroscopiche carenze nella prima assistenza delle persone. In questo ”groviera” della

solidarietà, il volontariato si era tuttavia organizzato in una rete solidale, svolgendo una fondamentale azione concreta di supplenza e garantendo ai richiedenti asilo generi di prima necessità, assistenza medica e informazioni sugli adempimenti amministrativi da sbrigare presso la Prefettura.

Attualmente sono circa seicento i richiedenti asilo presenti sul territorio provinciale e in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato.
Il Movimento 5 Stelle di Pordenone, nel pieno rispetto del Decreto Legislativo 18 agosto 2015 n. 142, attuativo delle direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE vigenti in materia, sul presupposto che chiunque stazioni o circoli sul territorio deve rispettare le leggi e l’ordine pubblico, auspica che la Prefettura vigili attentamente su qualità, efficacia, tempestività e sicurezza delle azioni che verranno messe in campo dagli assegnatari dell’appalto del servizio di accoglienza.

Crediamo che il Comune di Pordenone dal canto suo non possa continuare a lavarsi le mani della questione come ha fatto finora, ma debba invece assumersi un ruolo-chiave di protagonista e che, nel rispetto delle reciproche competenze istituzionali, diventi un soggetto attivo.

La nuova Amministrazione comunale a 5 Stelle, segnando un forte passo di discontinuità rispetto all’inerzia del passato, provvederà immediatamente alla:

  • Istituzione di una tavola rotonda per la redazione di un protocollo condiviso per l’adozione del sistema della cd “accoglienza diffusa” insieme ai Comuni limitrofi interessati, la Prefettura, la Questura, gli enti gestori dell’accoglienza e i portatori delle istanze del territorio. In questo contesto saranno disciplinate le fasi, gli interventi e il coordinamento della situazione locale affinché non si verifichino più gli episodi di impreparazione e disorganizzazione passati;
  • Individuazione delle strutture cd. “HUB” per le sole pratiche di identificazione e i controlli sanitari, quelle adibite esclusivamente ad accogliere le persone durante la pendenza delle domande di asilo e infine quelle ove saranno ospitati gli effettivi beneficiari della protezione internazionale. Così facendo non ci saranno commistioni disordinate presso i medesimi luoghi fra i vari soggetti e la Prefettura potrà più agevolmente e ordinatamente adempiere alle proprie funzioni di concerto con gli altri organismi competenti;
  • Partecipazione del Comune, con l’istituzione di un ente ad hoc qualificato o in prima persona, ai futuri bandi di assegnazione del servizio di accoglienza, in modo tale da evitare che ingenti flussi di denaro pubblico stanziato dal Ministero possano essere destinati a soggetti esterni, con conseguente risparmio di spesa pubblica. Così si eviteranno le omissioni e i ritardi già verificatisi e, soprattutto, la Città saprà far fronte ai futuri arrivi in maniera efficace, responsabile ed etica;

• Istituzione di un elenco Comunale di volontari che intendano mettere a disposizione le proprie competenze linguistiche a supporto di tutti i soggetti che, a vario titolo, già operano nel contesto dell’articolata procedura di valutazione delle richieste di concessione di asilo, quali la Prefettura, la Questura, la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Così facendo saranno più velocemente concluse le pratiche, a tutela dei diritti dei rifugiati e per la sicurezza di tutti i cittadini.

“Riconvertire il Castello da carcere a polo turistico-culturale”.

Carcere-Castello di Pordenone

L’inadeguatezza della struttura penitenziaria cittadina è un dato di fatto.

La Casa Circondariale di Pordenone, situata come noto all’interno del Castello nel centro storico cittadino, si configura come l’istituto penitenziario che, nell’ambito regionale, presenta, da decenni, le maggiori problematiche e criticità nonostante la manutenzione e il grande impegno profusi da parte degli operatori penitenziari.

La struttura è vetusta, sovraffollata, fatiscente e non si coniuga con quelle che sono le finalità rieducative dei soggetti in stato di detenzione previste dal nostro Ordinamento giuridico (art.27 Cost.). Riassumendo la situazione, si può dire che la struttura è inadeguata ad ospitare un carcere ed è quindi fonte di disagio sia per i reclusi che per gli operatori.

Pino Roveredo, Garante regionale dei diritti della persona con funzioni di garanzia per i detenuti delle carceri, in un’ intervista dell’anno scorso rilasciata al Gazzettino, ha dichiarato che «il 75% dei detenuti (in ambito nazionale –ndr) torna purtroppo a commettere reati una volta uscito dal carcere. Ma questa percentuale scende drasticamente tra quelli che, scontando la propria condanna, hanno lavorato o imparato un mestiere durante il periodo di reclusione. Tra i panettieri e i pasticcieri del carcere De Palazzi di Padova, una delle esperienze più riuscite, siamo addirittura sotto al 3%. Ecco perché spero che possano decollare le iniziative cui stiamo pensando in questa regione per rafforzare esperienze come questa. La crisi non aiuta? Vero, ma credo che ci siano molti mestieri utili e spendibili anche in tempi di crisi. Nell’interesse dei detenuti, certo, ma di tutta la società e anche dei contribuenti: quel 75% che torna a delinquere è un costo che ricade sulle loro spalle, mentre coloro che lavorano non gravano sulla collettività avendo la facoltà di far fronte alle spese di tasca propria (spese relative al periodo di reclusione, spese di risarcimento ai danni delle eventuali famiglie danneggiate, ecc. )»

Il dato che emerge con chiarezza è la percentuale di reiterazione dei reati da parte degli ex- detenuti una volta rilasciati. Tuttavia il fenomeno della reiterazione per quelli che abbiano lavorato, apprendendo un mestiere, si riduce incredibilmente, quasi scomparendo; coloro i quali non siano stati impiegati in attività lavorative, stando ai dati nazionali ufficiali, commetteranno quasi sicuramente di nuovo un reato.

A causa delle condizioni e delle dimensioni della struttura pordenonese, non è possibile coinvolgere in maniera sistematica i detenuti in attività lavorative volte ad un futuro reinserimento sociale ed è su questo punto fondamentale che occorre intervenire anche per dare attuazione alla funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.).

Il trasferimento della struttura penitenziaria è stato deciso dal Governo e dalla Regione Friuli- Venezia-Giulia per risolvere la situazione di costante sovraffollamento. La città designata ad accogliere il nuovo carcere nell’ambito provinciale è stata San Vito al Tagliamento. Attualmente è in corso il progetto di conversione della caserma militare Fratelli Dall’Armi.

La nostra volontà è quella di spingere per accelerare i tempi di trasferimento della struttura penitenziaria e, una volta avvenuto, crediamo si debba agire nella direzione di riqualificazione e recupero del castello, simbolo storico della città. Pordenone deve riappropriarsi di quello che è un vero e proprio patrimonio storico-artistico. Auspichiamo che il castello diventi un’attrattiva turistica e possa ospitare eventi culturali di spicco, dando al centro storico quella vitalità che la cittadinanza va cercando da qualche anno.

Analisi della situazione attuale

In attesa del trasferimento, tuttavia, non possiamo fare finta di nulla. La questione del carcere riguarda tutta la Cittadinanza e bisogna occuparsene.
Ce ne siamo interessati, abbiamo verificato quale sia il quadro complessivo della situazione e abbiamo accertato i dati specifici. Emerge che, a febbraio 2016, a fronte di una capienza regolare di 38 posti, al momento vengono ospitati circa 55 detenuti che scontano pene fino a 5 anni di reclusione o sono sottoposti a custodia cautelare in carcere.

Il trattamento di protezione dei detenuti si snoda su un doppio binario:
• I detenuti comuni, in attesa di giudizio o in custodia cautelare in carcere, in quanto

presunti innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna, non sono sottoposti a

trattamento rieducativo, godono solo di un sostegno psicologico;
• I detenuti comuni “protetti” (cd. “sex offenders”), condannati in maniera definitiva,

devono essere rieducati e trattati. Per costoro sono previsti una serie di interventi mirati alla causa disinibente l’alcool o la tendenza sessuale e consistenti in un supporto psicoterapeutico e un trattamento psicologico di contenimento delle pulsioni, sessioni di riflessione sul fatto commesso, analisi della situazione esistente alle spalle (famiglia e contesto sociale di provenienza) e individuazione del lavoro più adatto cui adibirli. Tutto ciò è finalizzato al migliore rientro del soggetto in società. Tali pratiche sono però insufficienti.

Le misure da adottare nell’immediato

Anche alla luce del colloquio intercorso con il Direttore dell’Istituto, crediamo sia necessario agire lungo due direzioni:

  • In primis, migliorare l’attività di supporto psicologico rivolta ai detenuti, aumentando il numero di ore di colloquio dedicate a ciascun detenuto: allo stato attuale sono assolutamente insufficienti poiché attestate nell’ordine di circa 25 ore al mese complessive da dividere per ogni recluso (facendo una media si otterrà meno di un’ora a testa!);
  • In secundis, è necessario curare maggiormente il percorso di reinserimento dei soggetti nella società per cercare di limitare il più possibile il fenomeno della reiterazione. In tal senso ci impegneremo per creare una collaborazione più proficua con le associazioni che si occupano di tali tematiche, in modo da potenziare progetti didattici, corsi di formazione professionale, laboratori artigianali e concorsi artistici che coinvolgano i detenuti.

    “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”.

    Tutela degli animali

    Il Movimento 5 Stelle, anche e soprattutto nel trattare la questione riguardante gli animali, è mosso da principi quali rispetto e sostenibilità. Per questo motivo crediamo si debba agire a partire da comportamenti e stili di vita coerenti con tali premesse. Il nostro proposito principale è quello di elevare ad interlocutore le associazioni che agiscono sul territorio per tutelare e difendere gli animali. Questi soggetti conoscono meglio di chiunque altro le problematiche riguardanti i nostri amici animali, tuttavia, troppe volte, la loro voce è rimasta inascoltata.

    Queste le nostre proposte:

  • Revisione (effettiva attuazione e potenziamento) del regolamento comunale sulla tutela degli animali emanato dalla giunta Bolzonello alla luce delle nuove norme regionali (legge del luglio 2015) e istituzione di uno sportello per il rispetto dei diritti degli animali;
  • Perseguire con massima severità qualsiasi tipo di illecito e la mancanza di rispetto delle leggi nei confronti degli animali (maltrattamento e malgoverno degli animali) in accordo e sinergia con le forze dell’ordine (potenziando il coordinamento) e con il supporto di veterinari etologi;
  • Instaurare un dialogo e una effettiva collaborazione con le associazioni animaliste presenti in città per ascoltare, individuare e risolvere le problematiche riscontrate;
  • Combattere e punire severamente l’abbandono di animali di qualunque specie (tartarughine cresciute, pesciolini rossi, serpenti, criceti, uccellini, gatti e naturalmente cani);
  • Incentivare l’adozione da parte di privati cittadini di cani e gatti presenti nei rifugi di zona (nelle strutture per animali abbandonati e/o randagi), quali canili e colonie feline in modo da ridurre la spesa attualmente a carico di tutti i cittadini per il loro mantenimento (stiamo valutando se aumentare i contributi per coloro che adottano animali presso queste strutture o concedere sgravi fiscali); particolare attenzione sarà data agli anziani desiderosi di avere una compagnia animale e agli anziani ospiti, mai rassegnati a vita, dei nostri rifugi;
  • Siamo contrari all’utilizzo di qualunque specie di animale in forme di spettacolo a scopo di lucro quindi ci proponiamo di ostacolare / vietare tali spettacoli come i circhi, considerati non graditi sul suolo comunale fino a che arriveremo ad una auspicabile modifica della legge nazionale (seguiremo l’esempio del comune di Padova);
  • Divieto di commercio, esposizione e vendita di animali in luoghi pubblici (esempio fiere e sagre) soprattutto se in età di svezzamento e in gravidanza;
  • Avviare un processo di sensibilizzazione con tutte le parti in causa, che porti a rendere pubblico il DINIEGO, nell’ambito delle normative vigenti, della sperimentazione inutile e cruenta sugli animali da parte di aziende pubbliche e private che basino le loro attività su metodologie che la contemplino e BANDIRE al tempo stesso i prodotti testati su animali come clausola nei contratti di fornitura al Comune;
  • Verdificare la città a costo zero sfruttando la partnership con il vivaio regionale. Promuoveremo
  • Progetti didattici nelle scuole sulla tutela e sul rispetto degli animali in collaborazione con le associazioni animaliste;
  • Comportamenti etici e civili da parte dei conduttori di cani in ambienti pubblici sanzionando severamente i trasgressori (escrementi lasciati per strada);
  • Il rispetto della legge di divieto di detenzione a catena di qualsiasi animale domestico e non, come anche il divieto già espresso nella legge regionale di detenzione in piccoli recinti;
  • La protezione e la tutela dei nidi di rondine, come tutti gli altri tipi di nidi;
  • Il riutilizzo delle aree verdi dismesse come centro di ripopolamento di fauna;
  • La tutela (pulizia e manutenzione) di fiumi e rogge con ripopolamento pesci;
  • L’aumento dell’attività di pet therapy per persone diversamente abili, bambini ed anziani;
  • Stiamo valutando la creazione di ippovie nelle zone di campagna.

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